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“Che cos’è la filiera agroalimentare e perchè è importante conoscerla?”

Buongiorno amici,

visto che la rubrica sull’alimentazione sostenibile di qualche settimana fa vi è piaciuta, ho deciso di continuare a parlarvi del mondo che esiste dietro alla produzione del cibo, quello che raramente si conosce, siamo abituati solo a vedere l’ultima parte del percorso che compie il nostro cibo ovvero il momento in cui noi acquistiamo dal commerciante, qualunque esso sia. Ma cosa c’è dietro? Quanto è lungo il percorso del cibo?

Molto spesso sentiamo parlare di chilometro zero, filiera corta e filiera lunga, che cosa significano questi termini?

 

 

Per rispondere a queste domande per prima cosa dovete conoscere il concetto di filiera agroalimentare. Secondo la definizione comunemente riconosciuta la filiera agroalimentare è costituita dal sistema delle principali attività, tecnologie, risorse e organizzazioni che concorrono alla creazione, trasformazione, distribuzione, commercializzazione e fornitura di un prodotto agroalimentare. In breve, ci si riferisce all’insieme delle aziende che concorrono alla catena di fornitura di un determinato bene alimentare.

La filiera agroalimentare si divide prevalentemente in tre fasi:

  • produzione: riguarda il settore primario dell’agricoltura, dell’allevamento e della pesca, non riguarda solo il lavoro degli agricoltori, ma comprende anche l’indotto (stakeholder) ovvero tutti quei soggetti che concorrono alla produzione agroalimentare (ad esempio i fornitori di mezzi tecnici, i fornitori di mangimi, ecc..)

  • trasformazione: sono tutte quelle operazioni fatte post raccolta per permettere ai prodotti agricoli di essere immessi sul mercato. Esistono due livelli di trasformazione: la prima comprende tutte quelle operazioni che permettono ai prodotti agricoli di arrivare sulle tavole dei consumatori e la seconda è quella che prevede una modifica della forma del prodotto agricolo prima di arrivare al consumatore (ad esempio la trasformazione del grano in farina)

  • distribuzione: comprende gli ultimi passaggi della filiera agroalimentare quelli che portano il cibo sulle nostre tavole sia tramite vendita diretta, sia tramite la grande distribuzione, sia attraverso la ristorazione.

Ci tengo a precisare che queste fasi sono comunque sempre presenti in tutti i tipi di filiera, un qualsiasi sia il numero di attori, la distanza o il tempo necessari perché gli alimenti arrivino dal campo alla tavola.

Filiera lunga o corta?

Ad oggi non esiste un univoca definizione di lunghezza della filiera, infatti questa essere definita lunga o corta in base a diversi parametri:

  • il numero di attori: più è alto il numero di attori che partecipano al processo di produzione e distribuzione del cibo, più è lunga la filiera.

  • La distanza: più è lontano il luogo in cui vengono coltivati o allevati i prodotti che arrivano sulla nostra tavola più si allunga la filiera

  • il tempo: più tempo intercorre tra la produzione e la commercializzazione degli alimenti maggiore sarà la lunghezza della filiera.

Ciò significa che può esistere una filiera con soli due attori, il produttore di frutta esotica sudamericano e il commerciante italiano, nonostante la distanza e il tempo molto dilatati anche questa può essere definita filiera corta, visto il ridotto numero di attori. Oppure un prodotto in loco può passare attraverso diversi attori prima di finire sulle nostre tavole.

Per questo motivo anche la definizione di chilometro zero, perde la sua valenza di “filiera migliore” infatti non è detto che vicino sia per forza meglio, lo è solo per i prodotti locali (ovvero quei prodotti per cui il territorio è naturalmente vocato).

Come può allora incidere la filiera nelle nostre scelte di consumo di prodotti alimentari?

La conoscenza della filiera è sicuramente molto importante per essere sicuri della salubrità e sostenibilità degli alimenti sulle nostre tavole. Per questo motivo sono state introdotte le filiere certificate secondo il protocollo HACCP. Questa certificazione viene rilasciata ad aziende che rispettino determinati standard igienico sanitari. In questo modo si ottiene una filiera completamente tracciabile, che a differenza dei marchi europei IGP, DOP e STG (o DOC e DOCG per i vini) riconosciuti dall’Unione Europea per Certificare la zone e/o le tradizioni produttive degli alimenti, identificano tutti i soggetti che hanno partecipato alle diverde fasi della filiera. Questo permette che siano attribuite a ciascun attore della filiera le rispettive responsabilità.

Le etichette dei prodotti agroalimentari e la filiera

Per alcuni alimenti tra cui i prodotti ortofrutticoli, le uova, il miele, la carne bovina e il pollame, il latte fresco, il pesce, la passata di pomodoro e l’olio extravergine di oliva esiste l’obbligo di indicare in etichetta l’origine.

Tuttavia molti sono ancora i prodotti per cui non vale questo obbligo ed il mio personale consiglio rimane quello di cercare di acquistare i prodotti alimentari all’origine o per lo meno a monte della filiera per poter conoscere meglio le caratteristiche ed i passaggi che questo ha compiuto prima di arrivare alla nostra borsa della spesa.

Per scrivere questo articolo oltre a Wikipedia per la definizione di filiera agroalimentare, ho consultato i seguenti siti: Freshplaza.it, guidaconsumatore.com

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